Vesti il rispetto

Robbia Tintoria (Rubia tinctorum o Rubia tinctoria)

robbia tintoria

robbia tintoria

Le prime giornate di novembre so no arrivate… si presentano non eccessivamente fredde ma estremamente umide. Le sementi per il prossimo anno sono pronte nelle scatolette: coreopsis, malvone, cosmea, fiordaliso, robbia tintoria, tagete tintorio, reseda e molti altri; le pecore sono sul pascolo mezzano in attesa di arrivare al pascolo invernale dove gli asini le attendono; gli uccellini (cincie, pettirossi, ciuffolotti, ecc) vengono regolarmente a farmi visita sulla finestra del laboratorio dove ho preparato la ciotola con il pane grattugiato e i semi e l’ autunno comincia a tingere il paesaggio nelle tipiche tonalità calde della sua tavolozza. E’,nonostante la gran mole di lavoro, una stagione bella e che amo particolarmente perché nell’ autunno ci si può avvolgere come in una soffice coperta e lasciarsi sprofondare in pensieri, riflessioni, speranze, aspettative.
Proprio un pensiero mi ronza per la testa da numerosi giorni, un pensiero che sfocia in incomprensione e, inevitabilmente, in dispiacere.
La settimana scorsa ero in una Manifestazione inerente l’ Artigianato Tessile Rurale, le Lane Autoctone, la Tintura con pigmenti locali. Una Manifestazione decisamente interessante sia per chi espone in quanto ha il modo di poter incontrare tintori e tessitori sia per chi la visita in quanto gli spunti per imparare qualcosa di nuovo non mancano e anche per fare qualche acquisto di qualità.
Il mio stand era in una bella posizione… il sole scaldava e valorizzava le mie fatiche di mesi e mesi di lavoro: le lane delle mie ragazze tinte con i pigmenti faticosamente coltivati in un anno abbondante di piogge e avaro di giornate di sole. Lane dai colori delicati, lane dai colori forti e caldi, lane con giochi di degradè e morbide sfumature per le mani più creative e fantasiose.
Nello stand accanto una tintrice alquanto fuori dagli schemi. Mentre tutti proponevano lane locali questa ragazza si differenziava poiché non offriva il frutto del suo lavoro ma lane comperate da un grossista austriaco: alpaca e soia (che dal prezzo direi che fibra di soia proprio non era), merino, alpaca e questo alpaca e quello, il tutto, ovviamente, fuori dalla logica della Manifestazione.
Sul banco un bel barattolo solare dove, in immersione, c’ era una matassa di lana e della radice di robbia per ottenere un effetto sfumato, tipico di questo tipo di tintura d’ importazione (la tintrice asserisce che lo fa per risparmiare sul gas e per avere un minimo impatto ambientale –bel giochino psicologico per farsi vedere “anima green” -, come se con questo metodo si potessero avere le matasse uniformi e assolutamente identiche, come quelle che proponeva). Dopo una giornata passata a sentire parlare di questa robbia ho deciso di portare un pensiero, l’ indomani, a questa “tintrice in barattolo”. Il giorno dopo, di buon’ ora mi reco in un parco dove crescono spontanee delle bellissime piante di Garanza (Robbia tintoria). Oltre a prendere qualche piantina e un po’ di semi per me prendo una piantina con le radici per la “tintrice in barattolo” convinta di fare un regalo apprezzato. All’ apertura degli stand mi presento con la piantina in mano e vedo una faccia interrogativa, che non capiva… ho chiesto se sapeva cosa le stessi regalando e la risposta è stata… “che cos’ è?” La tintrice (che mi guardo bene dal chiamare Tintora) non conosceva la pianta della robbia e, ciliegina sulla torta, non tinge neanche con pigmenti ma con estratti senza neanche dichiararlo ai compratori… Il bello di tutto questo, o il brutto secondo me, è che questa persona totalmente priva di conoscenza delle piante tintorie tiene anche dei corsi di tintura. Non voglio dilungarmi oltre ma… la fanciulla in una manifestazione dove si presenta il lavoro frutto di mesi di fatica si presenta con prodotti comperati che esulano sia dal concetto di Economia Rurale che di Lana Autoctona; si presenta con articoli comperati e quindi con la possibilità di giocare sul prezzo; non ha assolutamente avvertito gli acquirenti che vendeva lana tinta con estratti e non con pigmenti e… auguri di cuore a chi farà dei corsi di Tintura (riponendo la propria fiducia) presso una persona così che invece di insegnare dovrebbe avere l’ umiltà di andare a imparare almeno come è fatta una pianta di Robbia, vista l’ importanza economica e sociale che questa ha avuto (ricordiamo solamente le camicie dei garibaldini).

Non mi stanco di ripetere che sono i consumatori che fanno la differenza. Un consumatore consapevole (attento non solo al prezzo) pone domande e può orientare l’ offerta verso una produzione seria e attendibile; un consumatore disattento alimenta la proposta di prodotti ambigui e di persone dubbie…

Buon mese di novembre dalla Casa della Tintora

Dyeing Madder (Rubia tinctorum or Madder tinctoria)

michela musitelli con robbia tintoria

michela musitelli con rametto di robbia tintoria

The first days of November have arrived… not excessively cold but extremely humid. The seeds for next year are ready in their little boxes: Coreopsis, Hollyhock, Cosmea, Bluebottle, Madder, dyeing Tagete, Reseda and many others; the sheep are in the middle pasture expecting to go to the Winter pasture where the donkeys are waiting for them; the little birds (Chickadees, Robins, Bullfinches, etc.) regularly come to visit me on my laboratory window where I have prepared a bowl with bread crumbs and seeds for them and Autumn has finally begun to color the landscape with the typical warm shades of its palette. But in spite of the great amount of work, it’s a lovely season that I’m particularly fond of because in Autumn it is possible to wrap oneself, like in a soft blanket and sink into thoughts, considerations, hopes and expectations.
And one thought in particular has been buzzing in my head for several days, a thought that results in misunderstanding and inevitably in sadness. Last week I attended a Fair regarding Rural Textile Craftsmanship, the Native Wool and Dyeing with local pigments. Certainly a very interesting Fair for whoever exhibits in that they are able to meet Dyers and Weavers and for the visitors in that they have the opportunity to learn something new and the occasion to buy something of good quality.
My stand was in a nice position… the sun warmed and valued my many months of hard work: the wool from my Brogne sheep dyed with pigments cultivated with great difficulty in a year of abundant rains and very few sunny days. Delicate colored wool, strong and warm colored wool and wool with degrade’ hues and soft nuances for the more creative and inventive hands.
Next to my stand there was a somewhat unusual dyer. While everyone else exhibited local wool this young woman differentiated herself in that she didn’t offer the fruits of her labor but wool from an Austrian wholesaler: alpaca and soy (which considering its low price I would say that it wasn’t soy fiber), merino, alpaca and this, alpaca and that and all, obviously beyond the logic of the Fair.
On her stand there was a solar jar in which a bundle of wool sat soaking together with some Madder root to obtain a sfumato effect, typical for this type of important dyeing (the dyer asserts she does this to avoid using gas and to cause a minimum impact on the environment – a nice psychological gimmick to appear as a “green soul” -, as if it were possible to obtain uniform and absolutely identical bundles with this method, like the ones she exhibited). After a day spent hearing her talk about this Madder I decided to bring this “jar dyer” a little present the next day. So the next day, early in the morning, I go to a park where there are some beautiful Garanza plants (dyeing Madder) growing spontaneously. Besides picking a few plants and some seeds for myself I also pick a plant with its roots for the “jar dyer” convinced of making a relished donation. At the opening of the stands I go to her with the little plant in my hand and notice a questioning expression of someone who couldn’t understand… I asked her if she knew what I was giving her and her answer was… “what is it?” The dyer (which I have second thoughts defining as a “Dyer”)didn’t know the Madder plant and, the cherry on the cake, doesn’t even dye with pigments but with extracts without even declaring it to the buyers… The beauty in all this or the bad thing in my opinion is that this person, totally lacking knowledge of dyeing plants, also teaches dyeing courses. I don’t want to drone on but this young woman shows up at a Fair where people exhibit the fruits of months of manual labor presenting products she bought which fall outside the concept of Rural Economy and Local Wool; shows up with bought articles and therefore with the possibility of playing on the price; absolutely does not inform her buyers that she sells wool dyed with extracts and not with pigments and… my heartfelt wishes to whoever decides to do a Dyeing course (placing one’s trust and investing one’s own money) with a person who, instead of teaching, should be so humble as to at least go and learn what a Madder plant looks like, given the economic and social importance this plant had (we have only to remember the shirts of Garibaldi’s soldiers).
I never tire of repeating that the consumers make a difference. A conscious consumer (not only one who spends carefully) informs himself and can direct offers towards serious and credible Craftsmen; an inattentive consumer nurtures the proposal of ambiguous products and dubious people…
Wishing you a pleasant November from The Home of the Dyer.

6 Comments

  1. Alessandra 21 novembre 2014 Reply

    Un articolo che fa’ davvero pensare e ci fa’ chiedere alla fine di chi ci possiamo fidare. Anche volendo “fare la cosa giusta” alla fine c’e’ sempre qualcuno che ci vuole marciare sopra. Io sono fortunata in quanto ho la mia persona di altissima fiducia su cui posso contare per sapere chi e’ valido e chi no, ma per chi e’ alle prime armi in mezzo al mondo bio?! Puo’ essere un mondo bellissimo ma bisogna sempre stare allerti, fare le dovute ricerche e fidarsi solo di chi si conosce davvero.

  2. Flora 21 novembre 2014 Reply

    In effetti l’ offerta nell’ on line è strabordante, l’ informazione pressochè nulla e la qualità molto spesso solo a parole. Io acquisto solo da chi mi fido e sono disposta a spendere anche un pò di più ma pretendo la qualità. Questo articolo lo apprezzo particolarmente perchè si nota competenza e senso critico. Complimenti. Flora – Cadore

    • Michela 12 dicembre 2014 Reply

      L’ offerta c’ è perchè c’ è la domanda. Chi pensa di fare buoni affari spendendo pochi spiccioli prenderà solo grandi delusioni. Alla base di tutto manca la cultura e la coniscenza. Le fibre nobili o un filato di qualità nessuno lo regala, è sciocco solo pensarlo. La qualità si paga ma ripaga sempre! Michela =)

  3. Giovanna 7 febbraio 2015 Reply

    Ottimi prodotti. Ottimi prezzi. Il filato di lama davvero super!!! Grazie per la visita al laboratorio. Molti siti non sapevano darmi la provenienza delle lane e neanche sapermi dire se c era stato maltrattamento verso gli animali, forse se ne fregano?

    • Michela 15 febbraio 2015 Reply

      Giovanna è molto semplice. Gli acquirenti non chiedono, se ne fregano di tutto (fuorchè del prezzo) per cui perchè perdere tempo ad informarsi? Siete voi che dovete fare la differenza!!! Tu hai chiesto e giá hai fatto un piccolo passo e una grande scoperta: non ti sanno rispondere!!! Michela

  4. Roberta 9 febbraio 2015 Reply

    Di cosa ci meravigliamo? Il mondo gira così. Chi si fa il mazzo e chi fa il furbo. Le cose girano sempre così. I consumatori non si rendono conto del danno che stanno facendo non acquistando dai veri artigiani che seguono tutta la filiera. A lungo andare i consumatori avranno quello che si meritano. Starò diventando cattiva ma la gente merita di essere fregata alla grande. E poi si lamentano che gli artigiani non possono più assumere i loro figoioli. Stanno solo raccogliendo quello che hanno seminato. Con la scusa della crisi la gente vuole la qualitá massima pagandola pochi spicciolini. Mi dispiace perchè a quella manifestazione vedo sempre più ciofeche e sempre meno artigiani. Mah… Io con i suoi filati mi trovo benissimo da anni e li consiglio anche alle amiche. Le cose che ho realizzato sono bellissime e i suoi colori sono davvero unici. Sempre fantasiosi, sempre accattivanti e bellissimi. Si distingue, non c è ombra di dubbio, dalla massa. Saluti e non si curi di queste presenze sciatte sopratutto culturalmente. Roby

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