Vesti il rispetto

Una bella soddisfazione!

4-5- 6 aprile 2014 – corso di Tintura Naturale a Enego (VI) presso l’ Associazione Culturale di Tintura naturale e Popolare “Franco Brunello”

In principio era il caos. D’ altra parte ogni cosa, anche la più banale, all’ inizio sembra un po’ caotica e difficile. Bisogna entrarci in punta di piedi e con tanta modestia nella Tintura Naturale e imparare anche tante cose sulle piante e sul loro “carattere”. Ogni pianta, o corteccia, ti parla con il suo colore e con le gradazioni che ti può dare ad ogni bagno. I tuoi occhi e il tuo cuore e le tue mani sono collegati nell’ azione della tintura e ci devi essere con tutta te stessa. Non esiste altro in quel momento. Ci sei tu, la tua anima, il tuo cuore, il tuo corpo, le lane, i pigmenti. E fuori il nulla. O il tutto. Ma tu sei li su quel “pianeta” e tutto si adatta al fatto di riuscire a tirar fuori i colori. Gli orari di inizio e fine bagno segnati e il controllo e poi andare ogni tanto a girare la lana nel pentolone che bolle e rimirare e sognare con quel colore che sta nascendo. Lasciando piano piano questo incipit “romantico”, eccomi qua a fissare la mia personalissima esperienza su questi 3 giorni di full immersion sulla tintura naturale di lana e seta.
Il venerdì pomeriggio dalle 14:00 alle 17:00 abbiamo preparato i filati, tagliato le pezzette per il campionario e nel frattempo Michela ci raccontava la storia dei colori, dei tintori e del fatto che l’ essere umano ha fatto anche guerre per avere un colore. E che le camice dei garibaldini erano tinte con il rosso di robbia mentre le giubbe dei soldati di Napoleone erano volutamente state tinte con il guado. Tante cose a cui normalmente nella vita di tutti i giorni non pensiamo. Ma riflettiamo davvero quando serva il colore in tutto ciò che usiamo di giorno in giorno. Piano piano si entra in un ottica diversa e si inizia a capire il percorso che ha fatto l’ uomo in questo specifico settore davvero cosi importante.
Nella seconda metà del pomeriggio abbiamo messo a macerare i pigmenti che avevamo precedentemente preparato nella giusta quantità – ogni pigmento in una pentola di acciaio. Abbiamo riempito le pentole con acqua bollente, mischiato ben bene e lasciato a macerare il pigmento che sarebbe stato li tutta la notte. Alcuni pigmenti (un paio di mi sembra, erano stati gia’ preparati da una settimana ca. da Michela avendoli messi a macerare nell’ alcol denaturato). Poi si sono preparati i due pentoloni enormi per la mordenzatura, una in A, cioè con acqua e allume di potassio e una in AT, cioè acqua, allume di potassio e cremore tartaro. Poi si sono portate a ebollizione e vi sono state messe le lane e i piccoli tessuti: nel nostro caso 29 grammi di filato composto da: 20 grammi di matassa di lana chiamata veicolo, e i restanti 9 grammi da 4 pezzette di seta buretta e 4 pezzette di lana/seta e 4 fili di cui: 1 di alpaca, 1 di lana di pecora Brogna, 1 di lana e ortica e l’ ultimo di seta buretta. Tutto deve bollire per un ora.
Tornata a casa ancora confusa, con la sensazione di non sapere neanche bene che cosa fosse la mordenzatura, ma con tanta voglia di affrontare la fatidica seconda giornata, quella che a detta di Michela sarebbe stata la più frenetica.
E in effetti… lo è stata davvero. Mi sono detta più volta nel corso di questa giornata che io con un ritmo cosi non ho mai lavorato. Mi sono vista operaia e operosa, mi sono vista sotto tanti punti che non avevo mai vissuto. Io che sono stata sempre dietro ad una scrivania per un quarto di secolo. Finalmente facevo qualcosa, finalmente potevo stare con pantalonacci e grembiule e nessuno mi guardava se avevo i capelli a posto oppure un brufolo sul mento. Finalmente creavo qualcosa. E facevo.
Non si ha tempo da perdere quando le pentole ad una ad una dopo averle messe a bollire per un ora con dentro la lana da tingere ti arrivano tutte a fine bagno e allora si deve far svelti, scolare, sciacquare e nel frattempo aver preparato gli altri “ingredienti “ per il secondo bagno. E alcuni pigmenti ci ha detto Michela che ti possono far arrivare anche al quattordicesimo bagno, ti stanchi di vedere i gialli aranciati che il Cosmos produce a non finire… e altri pigmenti invece si esauriscono già con il secondo bagno. Si fanno assorbire tutti subito e poi l’ acqua è chiara e quello è il segnale che hai finito.
Il laboratorio nel momento in cui ci sono 8-10 fuochi accesi è un via vai di spostamenti, di tinte che vanno poi sciacquate e poi ci sono le pentole subito da lavare e attenta a non mettere il cucchiaio di legno che hai usato per la cocciniglia nella camomilla! E ogni tanto devi passare una botta di straccio per terra perché altrimenti le gocce che hai lasciato cadere ti fanno scivolare e insomma, si è veramente come un ape industriosa. La meritata pausa arriva verso mezzogiorno , ci si raccontano quattro cose e poi via subito si continua con le tinture, risciacqui, stendi le matasse e cosi via fino ad un paio di momenti in cui tutte assieme in 4 siamo andate in tilt ma è stato bellissimo. Nessuna ha urlato, nessuna ha fatto scene madri, ognuna ha cercato di capire che era solo stanchezza e che si doveva andare avanti a testa alta. Che i colori erano importanti e che stavano nascendo a uno ad uno . Infatti poco dopo allarme rientrato, si torna più carichi di prima. La sera arriva all’ improvviso, tutto si calma. Michela rimane con l’ ultimo bagno di Cosmos e ci manda a casa. A domani!
Domenica mattina: ci siamo dati appuntamento al tornante 15, alle 08:30. Arrivano Michela, suo marito Gabriele e Sara di Milano che ha dormito a Enego. Tiziana e io ci siamo incontrate invece a valle e ci siamo fatte tutti i tornanti in auto. L’ appuntamento è per andare a vedere le pecore Brogne.
Le vediamo che ci vengono incontro in un coro di Beeeeee , alcuni sembrano tenori, altri baritoni. E poi ci sono gli agnellini e tre caprette e anche 3 asini, di cui una incinta. Un bel gruppo di animali affamati che si mettono tutti in fila a mangiare pane secco e verdure che Gabriele gli ha portato. Ogni animale ha un nome e sono tutti molto buffi. E Michela, che in questi 3 giorni non è riuscita a memorizzare i nostri nomi e ci ha costantemente battezzate o chiamate con il nome del pigmento che stavamo usando, i nomi dei suoi figli animali se li ricorda ad uno ad uno senza problemi. La vita è bella e buffa. E strana. E questa coppia cosi buona che ha adottato anche un cane che era stato torturato, la mitica e dolce Rotella, e gli asini li ha presi perché li ha strappati dal macello…..
Finita la festa torniamo in laboratorio e ci dobbiamo stare di nuovo tutto il giorno. In questa domenica mattina si fanno le “rimonte” con l’Indaco per ottenere i verdi e i celesti , ma ci dice Michela che questo lo fa solo per scopo didattico e che per i soli Indaco e Guado ci vorrà un corso a parte, tutto dedicato a questi colori e che secondo lei si può fare il prossimo anno sempre in aprile. Sarebbe bello se fossimo sempre le stesse corsiste. Chissà. Alcuni pigmenti che abbiamo usato e vado a memoria sono: il legno blu di Campeggio per il viola/blu e il grigio, Il rosso della Robbia per il rosso e rosa, il fiore del Cosmos tintorio per un giallo/arancio stupendo e caldissimo, la Camomilla per un giallo tenero, l’ equiseto che ti da un color cioccolato al latte ed è davvero stupendo, la buccia di cipolla che va sui giallo-marrone che davvero non penseresti mai. La cocciniglia (animaletto morto) che invece devi fare tutta una procedura di pulizia dalla necrosi, con tanto di garze e schiacciamento… il legno rosso del Brasile che è una roba grossa e altri che in questo momento non ricordo ma giuro che ognuno ci ha parlato, ogni colore è arrivato puntuale ed è stato da noi accolto con tanta festa e con tanta modestia . E alla fine eravamo tanti. Una festa davvero.
Grazie Michela per tutto il tuo sapere sui colori e per avercelo trasmesso. Grazie di cuore per la semplicità e per averci regalato i “trucchi” del mestiere. E grazie allo chef Gabriele per lo spuntino vegetariano, per le chiacchiere che abbiamo fatto e per le risate. Alla prossima. Marina (foto di Tiziana, compagna di corso di Marina)